La Bob Martin di Udine a rischio chiusura. A rischio 72 dipendenti. Gli esperti: “è il prezzo della globalizzazione”. I sindacati: “ci hanno detto che siamo un peso per il gruppo inglese”

Da una parte l’ottimismo di facciata della classe dirigente che, doverosamente, cerca di infondere ottimismo snocciolando dati positivi che non convincono i cittadini. Dall’altra parte la realtà di tutti i giorni, fatta di lavoro precario e aziende che chiudono. Questo è il caso della storica azienda Bob Martin di Sant’Osvaldo, che produce cibo e accessori per animale. In teoria un settore in crescita, anche nel mercato locale. Sembra che le commesse ci siano e anche importanti. Dato che però si scontra con la necessità di una proprietà inglese, avulsa dalle necessità del Friuli e dell’Italia. Sembra che nell’orizzonte strategico dell’azienda, la piccola realtà udinese, rappresenti “un peso” da cui liberarsi. Che questa scelta sia in linea con quella isolazionista della Brexit, è ancora da capire. La regione ha prontamente convocato un tavolo per trovare una soluzione. Intanto i 72 dipendenti che rischiano il posto di lavoro,  sono sul piede di guerra e hanno proclamato lo sciopero a oltranza. C’è aria di rassegnazione purtroppo. “Questa è la globalizzazione, quando sei acquistato da una grande azienda straniera, senza radici nel territorio, funziona così, fino a che servi ti usano poi ti gettano via”.

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Responsabile blog Massimiliano Basso. Nato a Cividale del Friuli.
Dopo gli studi in giurisprudenza si è dedicato alla formazione delle risorse umane per grandi aziende e multinazionali.
Appassionato di arte e pittura, scrive poesie e romanzi.