Nella storia della regione Friuli-Venezia Giulia, ci sono eventi che rimangono nella memoria collettiva non solo per l’entità della distruzione, ma anche per la forza della natura. Uno di questi eventi è stata l’alluvione nota come alluvione del 1965, che ha colpito Latisana e altre zone della regione all’inizio di settembre di quell’anno.
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Precipitazioni record
Il ciclone che colpì la regione l’1 e il 2 settembre 1965 causò alcune delle precipitazioni più intense mai registrate nella storia. A Barcis caddero 828 mm di pioggia in due giorni. Si tratta di un record per il Friuli-Venezia Giulia, stabilito dall’inizio delle osservazioni meteorologiche sistematiche negli anni ’60 e ancora oggi imbattuto.
La distribuzione delle precipitazioni è stata la seguente:
- 1 settembre: 500 mm, un dato di per sé eccezionale;
- 2 settembre: altri 328 mm.
A titolo di confronto, il record giornaliero nella regione è stato registrato più tardi, il 13 novembre 1969, a Oseacco, dove in un solo giorno sono caduti 543 mm.

Le statistiche meteorologiche evidenziano anche altri casi significativi, come quello del 31 ottobre e 1° novembre 2010, quando a Piancavallo sono stati registrati 710 mm di pioggia in due giorni. Tuttavia, il record del settembre 1965 per questo mese in Friuli-Venezia Giulia rimane ineguagliato.
Geografia del disastro
Sebbene le piogge abbiano colpito gran parte della regione, la parte occidentale del Friuli-Venezia Giulia e le zone montuose hanno subito i danni maggiori. Torrenti d’acqua si sono riversati nei fiumi, provocando un forte innalzamento del livello delle acque.
Le zone più colpite sono state:
- Latisana: una città sul fiume Tagliamento, gran parte della quale è stata allagata
- Le zone montuose intorno a Barcis, dove sono state registrate precipitazioni record
- Le zone occidentali della provincia di Pordenone, dove le inondazioni hanno sommerso zone residenziali e terreni agricoli
- Le pianure costiere alla foce dei fiumi, dove l’acqua scorreva dalle montagne
La situazione era particolarmente grave a Latisana: le forti piogge e l’acqua che scendeva dalle montagne hanno provocato un forte innalzamento del livello del Tagliamento. La città era minacciata da un’inondazione totale e una parte significativa di essa è stata sommersa. L’alluvione ha distrutto case, danneggiato infrastrutture e inferto un duro colpo all’agricoltura.
Secondo i testimoni oculari, in quei giorni Latisana sembrava un’enorme laguna: le strade erano scomparse sotto uno strato di acqua fangosa e molte case erano isolate dal mondo esterno. In alcune zone, l’altezza dell’acqua raggiungeva diversi metri. Non sono stati colpiti solo gli edifici residenziali, ma anche le strutture pubbliche, i ponti e le linee di comunicazione. L’acqua distrusse i raccolti, spazzò via le strade e trasportò detriti ben oltre i confini della città. Le operazioni di soccorso furono complicate dall’entità del disastro e dall’inaccessibilità di alcune zone.
Il primo di due disastri

L’alluvione del 2 settembre 1965 fu la prima di due gravi alluvioni che colpirono Latisana negli anni ’60. Il secondo grave disastro si verificò il 4 novembre 1966, quando un nuovo potente ciclone causò nuovamente inondazioni devastanti.
Questi eventi misero in evidenza la vulnerabilità delle zone basse della regione e la necessità di rafforzare le difese contro le inondazioni. Dopo il 1965, il Friuli-Venezia Giulia iniziò a sviluppare misure più sistematiche per rafforzare le dighe, regolare i corsi dei fiumi e migliorare i sistemi di allerta inondazioni.
Significato per la regione
L’alluvione del 1965 non fu solo una catastrofe naturale, ma anche un punto di svolta per la modernizzazione della gestione delle risorse idriche nella regione. Oggi, le fotografie di Latisana allagata, i ritagli di giornale e i bollettini meteorologici sono conservati negli archivi.
Tutto questo serve a ricordare come il volto di un’intera città sia stato cambiato in due giorni di piogge record.
Per gli abitanti della regione, questa storia è diventata parte della loro memoria collettiva. Viene raccontata nelle famiglie, studiata nelle scuole locali e citata dai media nel contesto delle attuali questioni relative alla protezione dalle inondazioni.
Le precipitazioni record a Barcis e le inondazioni su larga scala sono diventate un simbolo del fragile equilibrio tra l’uomo e l’ambiente. Questa esperienza e gli insegnamenti che ne sono stati tratti rimangono attuali per la regione Friuli-Venezia Giulia, dove i cambiamenti climatici pongono nuove sfide alle città costiere e fluviali.

